L’Uomo Che Suona Le Pietre – Quando Mototurismo incontrò Pinuccio Sciola

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A pochi giorni dalla sua scomparsa, Mototurismo vuole ricordare Pinuccio Sciola, artista sardo straordinario e unico, che abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare nel 2014. Qui sotto potete leggere per intero l’articolo pubblicato su Mototurismo 226 (dicembre-gennaio 2015).

L’UOMO CHE SUONA LE PIETRE

A cura di Marco Patrone e Roberto Polleri

«È vostro il cavallo? Portatelo dentro».
Sono queste le parole che ci rivolge un uomo dagli occhi azzurri come il cielo della Sardegna, indicando la Guzzi Stelvio appena fuori dalla corte di casa sua. Quell’uomo è Pinuccio Sciola, uno dei più famosi scultori contemporanei. Siamo a San Sperate, paese alle porte di Cagliari, nel sud dell’isola mediterranea. Soltanto narrare il modo in cui troviamo la sua abitazione rende l’idea di quanto l’artista sia amato nel suo paese: dopo essere arrivati in centro e aver domandato a un gruppo di uomini che chiacchierano sul marciapiede dove si trovi via Marongiu, tutti si prodigano a offrire indicazioni precisissime, fino a quando uno di loro, in bicicletta, esclama: «Cercate Pinuccio Sciola? Seguitemi, vi porto io». In pochi minuti raggiungiamo la casa dello scultore e dopo aver suonato il citofono, anzi i citofoni, senza ottenere risposta, entriamo timidamente: in Sardegna non ci si ferma sull’uscio, occorre addentrarsi nella proprietà. Il Maestro sta annaffiando il giardino e ci accoglie con una cortesia inaspettata: «Sono molti mesi che qui non si vede una goccia di pioggia» ci dice, dopo aver terminato il suo lavoro. Dopo aver fatto entrare il “nostro cavallo”, il Maestro si dedica a noi: inizia così un viaggio nel viaggio, alla scoperta della pietra, dell’arte, della musica e della bellezza che non ci lascia indifferenti.

«Ho letto molto su di lei, ho visto parecchi video su Internet» gli dico.
«Se ti fermi ai media, non sai niente di me. Vieni, venite…». Lo seguiamo tra le sculture. Lui si mette dietro a una delle sue opere. Si inumidisce le mani con la saliva e le unisce davanti alla pietra. «Che cosa sto facendo?» ci chiede «Sto pregando, perché la pietra è sacra…» e inizia a far vibrare la roccia con una carezza leggera, che riempie la corte di un suono del tutto particolare. L’Autore ci spiega che la pietra calcarea, essendo acqua fossilizzata, crea un suono liquido. Il suono arriva dalla pietra, è dentro la pietra, da millenni, e lui lo fa uscire. È la memoria della roccia. «Non sono i miei suoni, ma i suoni della pietra…» spiega, mentre le vibrazioni si propagano nell’aria. «Poi mi spiegate come farete a rendere con le parole quello che avete provato qui». E ha perfettamente ragione, le nostre righe sono solo una parte infinitesimale delle emozioni che viviamo. Poco dopo il Maestro si avvicina a una pietra scura, molto differente da quella appena “suonata”. Esegue gli stessi gesti precisi, iniziando ad accarezzare la roccia: «Sentite questi suoni, completamente differenti dai precedenti? Questo è basalto, quindi terra e fuoco… la tonalità è del tutto diversa». Noi ci guardiamo e annuiamo: è qualcosa di totalmente altro da quanto abbiamo udito prima. «Appoggiate l’orecchio qui e la mano qui» ci dice mentre ci avviciniamo a una grande pietra. Lo facciamo e lui inizia a sfregare la superficie scolpita con un altro pezzo di roccia. Sentiamo le vibrazioni in tutto il corpo, un suono antico, ancestrale, che ci ricorda qualcosa di molto lontano: forse siamo nel ventre materno, quando la placenta filtra ogni cosa e al feto arriva solo un distillato di cibo, calore ed emozione. Semplicemente fantastico. Lui ci guarda con occhio interrogativo. Annuiamo e a fil di labbra emettiamo un flebile: «Incredibile». Non riusciamo a dire altro. «Alcuni ricercatori della NASA hanno colto i suoni degli angoli più remoti dell’universo, e sembrano proprio questi delle pietre» afferma con soddisfazione.

Il nostro cammino continua tra le sue opere. Non sono solo suono ma bellezza allo stato puro. Si spazia dall’opera La foresta che mangia la città, dove alcuni modelli di grattacieli in pietra candida sono avvolti dall’abbraccio verde delle piante, in una sorta di inversione di tendenza che sovverte la percezione abituale, per arrivare poi alle “mani di pietra” che stringiamo come a suggellare un patto antico fatto dai nostri avi, ma con i termini quasi ribaltati a favore delle rocce. Lo scultore stravolge infatti il concetto di pietra come negativa (quante sono le storie dove un personaggio viene trasformato in pietra?) per renderla, al contrario, positiva e “vivente”. «Tutto deriva dalla pietra» ci spiega Sciola «ad esempio il silicio, base delle moderne tecnologie, è pietra. Per cui essa è origine di moltissimi oggetti della vita comune». Noi lo ascoltiamo incantati e lui ci racconta di quando, durante una visita scolastica, gli alunni di una classe di scuola primaria avevano definito il suono ascoltato come “respiro della pietra”. E ancora ci soffermiamo a osservare in lontananza le pietre tagliate, che permettono alla luce di trasparire: vediamo l’immaterialità della pietra, quasi un ossimoro, che diventa tangibile grazie allo scultore. Davvero immagini meravigliose e uniche.

L’autore ci mostra poi una sua creazione, una roccia basaltica scolpita e poi colpita dalla fiamma ossidrica. Con il calore la parte ferrosa della roccia inizia a fondersi e “colare”, come una sorta di magma incandescente che a contatto con l’aria si raffredda e si solidifica: ecco il sangue della pietra. Sono infiniti i concetti, gli episodi e gli aneddoti che Pinuccio Sciola ci narra e noi non ci stanchiamo di ascoltarlo. «Ora venite, andiamo al Giardino sonoro» e lo seguiamo mentre spinge la sua bicicletta e ci intrattiene con i suoi racconti. Poco distante dalla casa-atelier esiste un vasto giardino, un agrumeto dove sono collocate le grandi opere dello scultore sardo. All’ingresso ci accoglie Maria, sua figlia, che ci accompagna tra le differenti rocce scolpite, di grandi dimensioni. Camminiamo e ascoltiamo. Uno dei visitatori chiede al Maestro come gli sia venuto in mente di scolpire e di suonare la pietra. «Io a questa domanda replico che è come se mi chiedessi quando ho conosciuto mia madre» afferma sorridendo, spiegando che il suono e la forma sono insiti nella pietra stessa e che il suo operare è il tentativo maieutico di tirarli fuori. Ci accomodiamo con lui in un “salotto di pietra”, fornito di divani scolpiti che, malgrado il materiale usato, sono estremamente comodi. E qui la chiacchierata continua, ma la strada ci chiama. Salutiamo a malincuore questa persona che si è rivelata incredibilmente competente e profonda, eppure con un approccio semplice e cordiale. Pensiamo che la sua grandezza stia proprio in questo. Per noi è stato un incontro fortunato e arricchente come pochi altri…

Ora siamo di nuovo in sella. La Stelvio è pronta per ripartire lungo le strade della Sardegna. Lo scarico del bicilindrico turba per un attimo l’atelier. Usciamo sollevando ancora una volta la mano verso lo scultore, che replica al saluto. Andiamo. Siamo consapevoli di aver narrato una piccola parte delle emozioni vissute ascoltando il suono delle pietre. Ma siamo certi che molti mototuristi, incuriositi dalla nostra esperienza, saliranno in sella ai “loro cavalli” e si dirigeranno alla volta di San Sperate, piccolo borgo trasformato per merito di Pinuccio Sciola in paese-museo che ospita opere di vari artisti e attrae ogni anno appassionati d’arte, turisti e curiosi da ogni angolo del mondo.

COME ARRIVARE
Da Cagliari si percorre la SS131 in direzione Monastir; dopo poco meno di venti chilometri svoltare a sinistra in direzione San Sperate. Il Giardino Sonoro si trova in via Fallaci, lo studio-atelier in via Marongiu 21.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • Leonel Angel Mitre, Pinuccio Sciola nato da una pietra, Prova d’Autore, 2014
  • Massimiliano Messina, I semi della pace nel cielo della poesia, Cuec, 2013


RINGRAZIAMENTI

Un grazie di cuore a Maria Sciola per la disponibilità, per tutte le informazioni e il materiale fornito.
Grazie anche a Tiziana e Donatella Cau per i preziosi suggerimenti e ai signori Antonia Lobina e Antonio Cau per la solita cortesia e ospitalità.

Per tutte le informazioni sul Museo e il Giardino Sonoro, consultare il sito ufficiale.